OBBLIGO DI FEDELTÀ: PER LA LIBERTÀ DI PAROLA E L’EGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE

Due anni fa lanciammo una mobilitazione contro il licenziamento di cinque operai cassintegrati della Fiat di Pomigliano “colpevoli” di aver espresso il dolore e la rabbia per il suicidio di tre compagni di fabbrica, privati – non diversamente da loro – di ogni prospettiva di occupazione. Ci parve che gli amministratori della giustizia avessero rimesso il mondo sul suo asse, perché la Corte d’appello, smentendo il Tribunale del lavoro, diede ragione a Mimmo Mignano e ai suoi quattro coraggiosi compagni, ordinando alla Fiat Chrysler Automobiles il pieno reintegro. Cosa che però la FCA non fece, limitandosi a versare il salario senza permettere ai cinque di varcare i cancelli della fabbrica, quasi fossero pericolosi criminali, mentre invece portò la vicenda in Cassazione.

Dopo un tempo lunghissimo – due anni, che i cinque hanno trascorso in attesa e sospensione nel vuoto – il 6 giugno 2018 la Cassazione ha reso nota la sentenza con cui accoglieva il punto di vista aziendale, sancendo l’obbligo di “fedeltà” all’azienda fuori dall’orario di lavoro.

Secondo i giudici di Cassazione, i cinque avrebbero posto in essere «comportamenti che compromettevano sul piano morale l’immagine del datore di lavoro», venendo meno all’«obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato» richiamato dall’articolo 2105 del Codice civile. Questo a dispetto del fatto che l’articolo in questione dispone – semplicemente – che «il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio».

Stiamo parlando di una norma studiata per salvaguardare gli interessi dell’azienda rispetto ad eventuali competitori, che vieta al dipendente di mettersi in concorrenza con il proprio datore di lavoro, legandolo alla riservatezza sui segreti aziendali. Come può una simile disposizione essere indirizzata a operai che, con mansioni esecutive spesso limitate a una sola linea di produzione, o al massimo a un reparto, nemmeno lontanamente possono «trattare affari per conto proprio o di terzi», né tantomeno conoscere «notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione»?

La sentenza ratifica una ratio secondo cui non conta la sofferenza dei deboli ma l’immagine pubblica del padrone; in cui non si protegge l’onorabilità dei suicidi ma quella della controparte, indipendentemente dall’immane disparità del rapporto di forza.

Anno dopo anno, in Italia è stata intaccata la fondamentale funzione esercitata dalla disciplina del diritto del lavoro, diretta a bilanciare lo squilibrio nel rapporto di forza fra imprenditore e dipendente.
Privati persino del diritto di protestare, di gridare il proprio dolore e offesa, cosa lo Stato intende lasciare ai suoi cittadini cassintegrati, licenziati, disoccupati, oltre all’abisso di gesti autolesivi?

Contro questa sentenza, che apre pericolose contraddizioni sull’interpretazione dell’obbligo di fedeltà cui sarebbero assurdamente sottoposti i dipendenti aziendali, intendiamo sostenere non solo Mimmo Mignano e i suoi compagni, ma i numerosi lavoratori licenziati per aver espresso pubblicamente opinioni critiche sulle scelte del proprio datore di lavoro, benché fuori dall’orario e dalle sedi di impiego.

Una simile interpretazione adatta ai casi concreti i principi generali della fedeltà e dell’auto-dominio, e così facendo sancisce l’asservimento dei lavoratori, li condanna al silenzio, li rende ricattabili nella sfera pubblica, riduce la persona umana al mero scambio lavorativo appropriandosi anche della parte di esistenza che è fuori dall’orario di lavoro, disconosce la tutela della dignità dell’uomo sancita dalla Costituzione.

Le recenti riforme del lavoro hanno modificato le relazioni tra lavoratori e datori di lavoro, indebolendo le tutele dei primi a favore dei secondi. Quanto sta accadendo non è solo il risultato di cambiamenti normativi ma l’indice di una profonda involuzione culturale, politica e umana, che minaccia lo stesso sistema democratico del nostro Paese.

La sentenza contro i cinque della FCA segna un salto simbolico al quale intendiamo opporci, perché va a colpire operai che hanno attuato una protesta sindacale utilizzando espressioni satiriche, per quanto aspre, all’unico scopo di dar voce all’angoscia esistenziale che nasce dalla precarietà del lavoro, dall’umiliazione dell’essere considerati scarti dell’umanità, dal dolore per i numerosi compagni che negli anni, alla Fiat e in tutta Italia, si sono suicidati per la perdita del lavoro.

Anche noi crediamo nell’obbligo di fedeltà: quello alla dignità di chi si oppone, e quello alla memoria di chi soccombe. Per questo lanciamo una campagna con la quale chiediamo al Legislatore di regolamentare la normativa sull’obbligo di fedeltà limitandone l’interpretazione a ciò che effettivamente dice, cioé la difesa dell’azienda rispetto alla concorrenza, e chiediamo alla Cassazione di revocare e correggere l’attuale interpretazione.

Per sottoscrivere l’appello vai a: https://nolicenziamentiopinione.wordpress.com/
Oppure invia mail di adesione a: ellugio@tin.it

PRIMI FIRMATARI
Andrea Vitale, maestro, pubblicista
Daniela Padoan, scrittrice
Alessandro Arienzo, Università di Napoli “Federico II”
Franco Rossi, docente e pubblicista
Guido Viale, economista
Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, presidente Attuare la Costituzione
Erri De Luca, scrittore
Massimo Cacciari, filosofo
Marco Travaglio, giornalta, direttore de Il Fatto Quotidiano
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
Moni Ovadia, attore
Ascanio Celestini, attore e regista
Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano
Massimo Villone, costituzionalista, professore emerito di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Napoli
Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista
Luigi Ferrajoli, giurista, professore di filosofia del diritto all’Università di Camerino
Riccardo Petrella, professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio)
Giuseppe Del Bene, già magistrato del lavoro
Alessandra Ballerini, avvocato
Giuseppe De Marzo, responsabile politiche sociali di Libera
Eleonora Forenza, parlamentare europea, Gruppo GUE/NGL
Luigi De Giacomo, fondatore “Attuare la Costituzione”
Don Peppino Gambardella, parroco di Pomigliano
Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale all’Università di Torino
Annamaria Rivera, antropologa
Maria Grazia Meriggi, docente di storia delle culture politiche e dei movimenti sociali europei all’Università di Bergamo
Barbara Pezzini, ordinaria di diritto costituzionale, prorettrice con delega alle politiche di equità e diversità dell’Università di Bergamo
Giuseppe Marziale, avvocato
Giuseppe Antonio Di Marco, Università di Napoli “Federico II”
Valeria Parrella, scrittrice
Francesca Fornario, giornalista e scrittrice
Franco Lorenzoni, maestro
Riccardo Bellofiore, professore di economia politica all’Università di Bergamo
Piero Bevilacqua, storico
Gruppo musicale Lo Stato sociale
Giuseppe Aragno, storico
Donato Auria, operaio indotto FCA Melfi
Domenico De Stradis, operaio FCA Melfi
Andrea Di Paolo, operaio FCA Termoli
Piero Azzoli, operaio FCA Cassino
Teresa Elefante, operaio FCA Mirafiori
Rosario Monda, operaio FCA Pomigliano, reparto logistico Nola
Andrea Tortora, operaio FCA Pomigliano, reparto logistico Nola
Giorgio Cremaschi, Piattaforma Sociale Eurostop
Mario Agostinelli, Energia Felice, già segretario generale della CGIL Lombardia
Piero Basso, presidente Costituzione Beni Comuni
Emilio Molinari, Comitato Acqua Pubblica, già parlamentare europeo
Franco Calamida, già deputato del Parlamento italiano
Vittorio Agnoletto, medico, già parlamentare europeo
Giuseppe Cacciatore, professore emerito Università Napoli, Accademico dei Lincei
Maria Rosaria Marella, docente Diritto Costituzionale, Università di Perugia
Nicola Magliulo, docente e pubblicista
Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC
Giovanni Russo Spena, dirigente nazionale PRC
Gianluca Carmosino, redazione Comune-info.net
Alessandro Portelli, storico
Damiano Colletta, sindaco di Latina
Claudio Serpico, docente Università Federico II Napoli
Michele Tripodi, sindaco di Polistena
Giovanna Vertova, docente di economia politica
Marco D’Isanto, commercialista e pubblicista
Giovanni De Stefanis, Assoc. Libertà e Giustizia, Circolo di Napoli

Annunci
Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LETTERA APERTA AI GIUDICI DELLA CASSAZIONE

A settembre del 2016, tutti noi firmatari indirizzammo una lettera aperta ai giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli, che stava per emettere una sentenza sul licenziamento di cinque operai della Fiat di Pomigliano – rei, secondo l’azienda, di aver messo in scena l’impiccagione di un fantoccio raffigurante l’allora amministratore delegato Sergio Marchionne davanti ai cancelli del centro logistico di Nola.

Solo tre giorni prima di quella disperata protesta, si era suicidata l’operaia cassintegrata della Fiat di Nola Maria Baratto, squarciandosi il ventre con un coltello. Tre mesi prima, Giuseppe De Crescenzo, operaio della Fiat di Nola in cassa integrazione da cinque anni, si era impiccato nella sua abitazione.

I giudici della Corte d’Appello ascoltarono la verità e il dolore racchiusi in quella protesta e rovesciarono la precedente sentenza del giudice del lavoro di Nola, che aveva sposato le ragioni dell’azienda – la quale accusava i cinque lavoratori cassintegrati di aver agito «un’intollerabile incitamento alla violenza» e «una palese violazione dei più elementari doveri discendenti dal rapporto di lavoro», provocando «gravissimo nocumento morale all’azienda e al suo vertice societario».

La Corte d’Appello stabilì dunque che quella protesta, per quanto aspra, non poteva costare loro il lavoro, e ordinò alla Fiat di reintegrare i cinque lavoratori. I giudici hanno detto, con la loro sentenza, una cosa essenziale: che un operaio è un cittadino, e non deve temere di essere licenziato se esercita il suo sacrosanto diritto ad avere un’opinione contraria. La Fiat non ha permesso ai cinque operai reintegrati per legge di varcare i suoi cancelli. Ha versato loro un regolare salario ma, nonostante la ripetuta richiesta dei cinque di essere riammessi al lavoro, li ha lasciati fuori dalla fabbrica, come dei paria, degli intoccabili.

Oggi siamo nuovamente a chiedere ai giudici, questa volta della Cassazione, di guardare alla verità che si è espressa con loro protesta: i suicidi dei cassintegrati, per quel che comporta la perdita del lavoro e della dignità ad esso connessa, sancita dai Padri costituenti.
Ci affidiamo al Loro giudizio, perché ricordino a tutti che se un operaio viene ridotto a temere di esprimere la propria critica nei confronti del datore di lavoro, tutti noi saremo più servi.

Vittorio Agnoletto, medico, già parlamentare europeo
Mario Agostinelli, politico, già segretario generale della CGIL Lombardia
Giuseppe Aragno, storico
Alessandro Arienzo, Università di Napoli “Federico II”
Alessandra Ballerini, avvocato
Marco Bersani, Attac Italia
Franco Calamida, politico, già deputato del Parlamento italiano
Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista
Ascanio Celestini, attore e regista
Giorgio Cremaschi, Piattaforma Sociale Eurostop
Stefano Galieni, segreteria PRC
Luigi De Giacomo, libero professionista
Erri De Luca, scrittore
Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli
Giuseppe De Marzo, attivista e scrittore
Giuseppe Antonio Di Marco, Università di Napoli “Federico II”
Francesca Fornario, giornalista
Paolo Maddalena, ex Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale
Maria Grazia Meriggi, Università di Bergamo
Emilio Molinari, politico, già parlamentare europeo
Maria Pace Ottieri, scrittrice
Moni Ovadia, attore
Daniela Padoan, scrittrice
Giovanni Palombarini, magistrato
Valeria Parrella, scrittrice
Annamaria Rivera, antropologa
Guido Viale, economista
Alex Zanotelli, missionario comboniano

PRIME ADESIONI:
Vito Nanni, Archivio 68 di Firenze
Maria Gabriella Alinari – Firenze
Giovanna Ferrara, giornalista
Marco Sironi, già Segretario provinciale Prc federazione di Bergamo
Michele Franco, Piattaforma Sociale Eurostop
Giancarlo Pedroni e il Circolo PRC di Carugate (MI)
Lombardo Giuseppe
Ferrillo Gennaro, sociologo
Gianni Giovane, operaio, Piattaforma Sociale Eurostop
Grazia Noviello
Silveri Pasquale
Buccigrossi Fabrizio
Bono Ireneo
Beltrame Giuliana
Morvillo Antonino, Università di Padova
Adriani Cristina, antropologa
Cappellari Carlo, avvocato
Todaro Edoardo, portalettere
Punzo Alessandro, insegnante
Citer Graziano
Tagliabue Adolfo, pensionato
Gasparini Tiziana, pensionata
Tagliabue Michele, studente
Favaro Lorenza, pensionata
Maran Bruno, fotoreporter
Aldo Castellano, operaio Fiom della FCA di Pomigliano
Rosaria Lombardi, insegnante
Giovanni Esposito, metalmeccanico
Paco Parente
Andro Pasqualina, disoccupata stagionale
Mazzucato Lorenzo,funzionario P. A.
Dolce Luigi, pensionato
Ruffini Daniela,impiegata
Ferrante Ersilia,avvocato
Bazzan Alessandro, pensionato
Camarda Martina, ingegnere
Rizzetto Floriana, pensionata
Farina Rita, insegnante
Lancellotti Giovanni, psicologo
Barone Vincenzo, avvocato
Maestra Gianlucao, avvocato
Zanella Silvio
Babolin Carla, pensionata
Lucat Francesco, pensionato
Genesi Giuseppe,pensionato
Sbrogiò Gianni
D’Angelo Emanuele
Auria Donato, operaio indotto FCA Melfi
Barbano Sergio, operaio FCA Melfi
Di Santo Donato, operaio FCA Melfi
Gravinese Antonio, operaio FCA Melfi
Ferrentino Francesco, operaio FCA Melfi
Citarella Giuseppe,operaio FCA Melfi
Rabino Nunziaoperaia FCA Melfi
Petrucci Ameriga, avvocato
Piero Di Siena, ex senatore, giornalista
Fabbris Gianni,coordinatore nazionale di Altragricoltura
Malabarba Gigi, operaio RiMaflow
Rossi Maria
Frascati Liliana, pensionata
Nadaluti Raffaella, insegnante
Milani Bruno, operaio
Trigiante Sonia
Scordino Valeria
Stefanino Maria Antonia
Castellani Patrizia, segretaria
Picotti Stefano, insegnate
Mosconi Giuseppe, docente universitario
Ruffa Michela, impiegata
Giannace Ornella, impiegata MIUR
de Dampierre Raimondi Christian, pensionato
Bordigato Fabio, Dipendente Postale
Moretti Alessandro, docente
Busato Bianca, insegnante
Terracciano Lucio

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LA LETTERA APERTA AI GIUDICI DELLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI

Il 26 settembre un gruppo nutrito e qualificato di intellettuali ha inviato una lettera aperta ai giudici della Corte di Appello di Napoli che dovevano emettere la sentenza sui cinque licenziamenti degli operai FCA di Nola. Ampi stralci della lettera sono stati pubblicati da Il Fatto Quotidiano del 27 settembre. Ne pubblichiamo ora, per completezza di informazione, per intero il testo e la lista dei firmatari, anche se dopo la pubblicazione della sentenza, per fortuna positiva.

26 settembre 2016

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me. Forse è in osservanza dell’epitaffio che Kant volle sulla sua tomba, che i cinque operai cassintegrati della Fiat di Pomigliano dormono da giorni in Piazza Municipio a Napoli, aspettando la sentenza della Corte d’appello che giudicherà del loro licenziamento? Forse è per questo che uno di loro da mesi dorme in macchina, non avendo più la possibilità di pagare l’affitto di una casa? Per affermare l’esistenza di una legge morale assoluta, libera da ogni condizionamento.
La stessa che li ha spinti, due anni fa, a gridare davanti ai cancelli della Fiat la precarietà e l’abbandono, il disperato senso di ingiustizia che aveva condotto al suicidio due loro compagni di lavoro, cassintegrati senza prospettiva di rientro, dimenticati dall’azienda, dai media e dal mondo anche nel momento della loro morte, resa vana, muta, priva di senso.
Quel grido è costato loro il lavoro, ovvero la possibilità di sopravvivenza e cittadinanza, ciò che la nostra Costituzione mette a base del suo primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
I giudici hanno il potere di giudicare, discernere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Hanno il potere di interpretare le leggi che sono fatte per gli uomini, ciascuno dei quali ha identico peso.
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, afferma l’articolo 21 della nostra Costituzione. Per questo siamo con i cinque cassintegrati licenziati di Pomigliano nell’attesa della sentenza, chiedendo che non venga meno la funzione di bilanciamento dello squilibrio costitutivo del rapporto di forza fra imprenditore e dipendente che è stato proprio del diritto del lavoro fin dal dopoguerra. Perché se un operaio deve aver paura di esprimere la propria opinione critica nei confronti del datore di lavoro, o di fare un picchetto davanti a una fabbrica, tutti noi saremo più servi.

Daniela Padoan, scrittrice
Guido Viale, economista
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
Stefano Rodotà, giurista, ex vicepresidente della Camera dei Deputati
Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista
Paolo Maddalena, magistrato, ex vicepresidente emerito della Corte costituzionale
Erri De Luca, scrittore
Moni Ovadia, attore e regista
Ascanio Celestini, attore e regista
Valeria Parrella, scrittrice
Francesca Fornario, giornalista
Alex Zanotelli, missionario comboniano
Marco Travaglio, giornalista
Giovanni Palombarini, magistrato
Alessandra Ballerini, avvocato
Marco Revelli, sociologo
Annamaria Rivera, antropologa
Emilio Molinari, politico, ex parlamentare europeo
Franco Calamida, politico, ex deputato
Giuseppe De Marzo, attivista e scrittore
Virginio Colmegna, sacerdote, fondatore della Casa della Carità di Milano
Vittorio Agnoletto, medico, ex parlamentare europeo
Mario Agostinelli, politico, ex segretario generale della CGIL
Maria Pace Ottieri, scrittrice

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La sentenza, i ringraziamenti

Pubblichiamo la sentenza con cui il collegio giudicante della Corte di Appello di Napoli ha accolto il ricorso dei legali degli operai Fca (ex-Fiat) – scarica la sentenza –

La sentenza è importante perché chiarisce i limiti e il quadro giuridico entro cui vanno interpretati i principi di fedeltà e di continenza ed ha quindi una valenza politica e giuridica più generale. Del resto, fin dall’inizio eravamo convinti dell’importanza, e della gravità, di quanto accaduto con le sentenze di primo grado del Tribunale di Nola.

A questo punto non possiamo che ringraziarvi tutti.

In primo luogo il nostro grazie va a Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore per la battaglia che hanno intrapreso mettendo a rischio il proprio lavoro, le proprie sicurezze, il benessere delle proprie famiglie. Alle loro famiglie va anche il nostro grazie. Come trovare parole migliori di quelle che Ivan Della Mea cantava nel suo splendido brano O Cara Moglie: “O cara moglie, prima ho sbagliato, dì a mio figlio che venga a sentire, chè ha da capire che cosa vuol dire lottare per la libertà chè ha da capire che cosa vuol dire lottare per la libertà”.

Dobbiamo poi ringraziare, tra i tanti, gli artisti e gli intellettuali che ci hanno sostenuto. Permetteteci di fare solo pochi nomi: Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Valeria Parrella, Erri De Luca, Guido Viale perché nelle ultime settimane ci sono stati vicini e ci hanno sostenuto nell’organizzazione del nostro convegno. Non sono certo gli unici. Pian piano troveremo il modo di farlo per tutti.

Un grazie all’amministrazione comunale di Napoli, in particolare al Sindaco De Magistris e all’Assessore Enrico Panini. Altri amministratori locali ci hanno sostenuto, e tanti importanti esponenti politici.

Un particolare abbraccio alle giornaliste Daniela Padoan e Francesca Fornario per tutto quanto hanno fatto. Credeteci, è veramente tanto. E non possiamo non ringraziare Adriana Pollice e tutta la redazione del Il Manifesto. Unico quotidiano ad esserci stato vicino e vicino, non certo da ora, ai cinque operai licenziati.

Se dovessimo indicare una delle nostre maggiori soddisfazioni è certamente quella di aver incontrato tanti giuristi democratici che con convinzione ci hanno sostenuto e aiutato a comprendere la portata di quanto stava accadendo, anche dal punto di vista giuridico. Nel rispetto di quell’etica professionale che hanno mostrato (e per evitarci qualche gaffes) non facciamo nomi. Facciamo però una eccezione per gli avvocati Giuseppe Marziale e Patrizia Totaro.

Ad ogni modo, la lista dei firmatari è la lista di tutti coloro che – in modo diverso ma tutti con la stessa passione – ci hanno sostenuto e aiutato. Artisti, intellettuali, docenti, studenti, lavoratori, professionisti. A tutti il nostro grazie. Gioia e rivoluzione a tutti. Il nostro impegno non si esaurisce, le nostre lotte neppure.

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Oggi giustizia è fatta!

Abbiamo oggi saputo che la sentenza della Corte di Appello di Napoli è favorevole ai 5 licenziati FCA ex-Fiat, per i quali viene disposto il reintegro e il rimborso massimo previsto dalla legge Fornero. Siamo quindi felicissimi per questo risultato e nei prossimi giorni pubblicheremo un commento alla sentenza che ha un valore politico e giuridico ampio.

Ora però è il momento della festa e dei ringraziamenti ai tanti che ci hanno sostenuto e accompagnato in questi mesi. Ai firmatari del nostro appello, a tutti quelli che hanno sostenuto le nostre iniziative, che hanno fatto circolare informazioni e notizie, che hanno partecipato al convegno napoletano.

Restate in contatto. Questo blog non chiude. C’è ancora tanto da fare, da vincere, da festeggiare

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La satira operaia che non piace ai potenti

In questi giorni la stampa nazionale ha ignorato il nostro appello e l’iniziativa organizzata a Napoli, fatta eccezione per il Manifesto che ha dedicato diversi approfondimenti al caso e prese di posizione. Al termine del convegno abbiamo quindi preparato un breve videoclip dei lavori, che speriamo possa circolare più agevolmente, in cui è presente un messaggio di Ascanio Celestini. Il video è visibile al link seguente:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=208&v=VlQHftgWElQ

A seguire pubblichiamo quindi il bel testo di Ascanio Celestini uscito sul Manifesto il 17 settembre. Ringraziamo Ascanio per tutto il sostegno che sta dando ai cinque licenziati Fiat e alla campagna che in queste settimane abbiamo messo in campo a sostegno degli operai e per un diritto e una cultura del diritto del lavoro più vicina ai lavoratori.

 

La satira operaia che non piace ai potenti

No al bavaglio. Da Pomigliano alla Rai, lo sberleffo si paga con i licenziamenti. Come diceva Di Ruscio, «se gli dicono di smetterla il proletario canta più forte»

«Io sono Mimmo Mignano, uno dei cinque licenziati dalla Fiat» così inizia il racconto di un signore che incontro a Napoli in un teatro a Montecalvario nei Quartieri Spagnoli, quella zona del mondo che agli occhi di Stendhal «è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo».

Mi chiedono di fare una fotografia, di firmare una petizione e io gli chiedo di incontrarli, di raccontarmi la loro storia. Accendo la videocamera e registro l’incontro al Nuovo Teatro Nuovo, accanto al palcoscenico dove, tra qualche ora, farò spettacolo. Mimmo mi dice che «ci sono due sentenze contro di noi. Nei tribunali vogliono far passare qualcosa che per legge hanno più problemi, cioè il diritto di espressione, di satira». Sta parlando di un fatto avvenuto veramente, ma che sembra l’invenzione di uno sceneggiatore per qualche commedia cinematografica. È la storia di un pupazzo che è stato impiccato durante una manifestazione. Non un attentato con decine di morti, non una gambizzazione e nemmeno un sequestro, ma un pupazzo di stoffa. E nemmeno la rappresentazione di un omicidio (nella tradizione dei nostri carnevali si ammazzano i re da secoli e nessun giudice processa il popolo che uccide il Re Carnevale), ma un suicidio: la messa in scena del suicidio di Marchionne.

C’è un capannone che la Fiat chiama Polo Logistico di Nola, ma gli operai lo chiamano “Reparto Confino” (Accornero parlava della stessa strategia della Fiat già alla fine degli anni ’50) «nel senso che Marchionne prende gli operai più sindacalizzati, quelli più scamazzati dalle catene di montaggio, come si chiamano … RCL, ridotte capacità lavorative, li sposta a una ventina di chilometri gli fa fare qualche giorno di lavoro e poi li mette per anni in cassa integrazione. In questo periodo buio di cassa integrazione due nostri colleghi si tolgono la vita: Peppe De Crescenzo si impicca nella sua camera da pranzo e tre mesi dopo Maria Baratto la trovano morta suicidata con le coltellate allo stomaco. E questa compagna aveva rimasto pure una lettera testimoniale della gravità della sua condizione di vita sociale e economica».

Nel documentario di Rossomando La fabbrica incerta Baratto dice «le patologie causate dalla catena di montaggio? A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33, da sola. Oggi prendo psicofarmaci». Due anni dopo accusa «l’intero quadro politico-istituzionale, che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat» e poi si lacera il ventre a coltellate. Aveva scritto che

«a Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale per cessazione di attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da Fabbrica Italia. Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla Fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta dell’iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la Fiat sta precipitando i lavoratori».

Così scriveva, poi s’è ammazzata anche lei.

Dopo il suicidio di Maria «la pelle s’è fatta d’oca. Stavamo in una situazione di drammaticità enorme e inscenammo un finto suicidio di Marchionne con un finto testamento nel quale, prendendo dalle parole di Maria Baratto, scrivemmo che lui chiedeva scusa di questi suicidi e chiedeva di far ritornare i 316 al proprio posto di lavoro, cioè all’interno della Fiat di Pomigliano D’Arco. Da qui è scattata la lettera di contestazione e di seguito il licenziamento».

«Quante migliaia di licenziamenti avremo nei prossimi anni perché un operaio si permette di dire: come è cattivo il mio padrone! Se viene meno questa democrazia andiamo oltre la questione dei licenziati». Mimmo dice che loro hanno sempre fatto satira nelle loro manifestazioni. «Ci siamo travestiti da pagliacci davanti allo stabilimento di Melfi quando Renzi è stato in visita allo stabilimento, ci siamo travestiti da fantasmi… Noi usavamo la satira per denunciare quello che avveniva all’interno della fabbrica. E infatti con te non vogliamo parlare dei cinque licenziati per quel fatto del pupazzo di Marchionne suicida, ma ci rendiamo conto che se passa in tribunale una sentenza che vieta il diritto di critica, di espressione, di satira … se passa nei tribunali per i più deboli, tra qualche anno arriva anche a Ascanio Celestini e Moni Ovadia, a Daniela Sepe e a Francesca Fornario, insomma a quelli che fanno satira, cinema, teatro, letteratura, che scrivono sui giornali, che disturbano i potenti. Quante migliaia di licenziamenti avremo nei prossimi anni perché un operaio si permette di dire: come è cattivo il mio padrone! Se viene meno questa democrazia andiamo oltre la questione dei licenziati».

E per Francesca Fornario sono venuti a Roma, alla Rai ad esprimere la loro solidarietà.

Mimmo s’è incatenato al cavallo di Viale Mazzini, Francesca arriva di corsa, si commuove e scrive: «Leggo il comunicato e penso: È uno scherzo… Vedo la foto, lo striscione, controllo se non sia un fotomontaggio. Operai. Licenziati. Di Pomigliano. Che srotolano uno striscione davanti alla Rai. Non per chiedere indietro il lavoro. Non per chiedere indietro la casa, che i più hanno lasciato alla moglie che ha lasciato loro, negli anni in cassintegrazione a Nola, mentre a Pomigliano si facevano gli straordinari ogni sabato per produrre automobili e loro no, loro in automobile ci dormivano. Non per chiedere indietro la vita, la loro e quella dei colleghi che hanno provato a togliersela, perché la vita in cassintegrazione al reparto-confino di Nola crolla per «l’effetto domino», lo chiamano così, mimando il crollo di un palazzo con le mani: 700 euro al mese per un lavoro che non c’è più, i soldi che non bastano per pagare la mensa a scuola e l’assicurazione della macchina e allora vai in giro senza fino a quando non ti fermano e ti tolgono la patente precipitandoti nell’illegalità, e allora ti deprimi e ti incazzi e tua moglie ti lascia».

«Lo striscione che si sono portati da Acerra chiede indietro la satira. Satira Libera. Mi precipito a Viale Mazzini e li trovo lì, stupiti del mio stupore. Mi spiegano che è la stessa guerra. Che anche loro hanno perso il posto per aver osato criticare l’azienda. Sì, ma io me ne sono andata perché non c’erano più le condizioni per …. Che anche a loro è stato impedito di fare satira su Marchionne. Eh?!. E via con le battute su Marchionne che facevo a Radio2. Marchionne che va a produrre la Panda in Polonia dove gli operai non pretendono di fare la pausa-pranzo. Fino a quando non scopre che lungo il Gange c’è un ashram di fachiri in grado di trattenere la pipì per 36 ore e trasferisce lì la produzione della Panda. Fino a quando non legge su Focus che i macachi delle Filippine sanno avvitare i bulloni …»

Nel piccolo teatro dei Quartieri Spagnoli di Napoli accanto a Mimmo c’è Antonio Montella, che sul suo profilo Facebook si descrive così: Licenziato presso Fiat Group.

«Dopo che la Fiat ha acquistato l’Alfa Romeo» dice «si è cercato testardamente di capire quali progetti c’erano per Pomigliano. Quando sono entrato io nell’89 la fabbrica era un cesso, si lavorava a cappello d’asino. Ora le migliorie sono per l’ergonomia, per aumentare la linea di produzione. E invece le battaglie che abbiamo fatto noi è di farci licenziare per fare assumere anche le donne, per esempio. La battaglia per un operaio con l’ernia al disco che doveva prendere un ammortizzatore da un cassone, lo doveva sollevare con le braccia per metterlo su una postazione, abbiamo lottato per un paranco. Abbiamo lottato per i carroponti che c’erano i freni che contengono ferròdo e sappiamo che il ferròdo, per il raffreddamento, contiene amianto. E quanti operai sono morti in meccanica, in carrozzeria, in verniciatura, da tutte le parti?

Siamo capatosta, così si dice a Napoli. La classe operaia è colei che mantiene uno Stato così corrotto e così indegno di essere chiamato Stato. La Classe operaia è colei che mantiene il prodotto interno lordo, è colei che mantiene tutto. Non a caso questa compagna Maria Baratto per istinto e cose interne della persona scrisse proprio quella cosa sui suicidi in Fiat. Cioè che non erano suicidi casuali, ma suicidi per i sacrifici della classe operaia. E noi chiediamo rispetto per questa cosa. In seconda cosa chiediamo la sicurezza sul posto di lavoro. In terza cosa, soprattutto, chiediamo la democrazia: il diritto di satira, di critica, di espressione. È una cosa che non ci possono togliere. Ci abbiamo impiegato secoli per uscire dal silenzio del dolore e della sottomissione».

Adesso non è più possibile stare zitti e, come scrive Di Ruscio pensando a qualche derelitto proletario «se gli dicono di smetterla canta più forte».

E dunque urleranno questi operai. Urleranno forte nelle piazze e nei tribunali.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

CONVEGNO: LicenziaNO le opinioni – il comunicato stampa

 
j1

Venerdì, 16 Settembre 2016 ore 9,00 – 18,00
Maschio Angioino – Antisala dei Baroni

 

Una vita che faccio satira e a cosa serve non l’ho mai saputo spiegare meglio di Mimmo. A fare in modo che tutti si accorgano di quello che ci sta succedendo.
Francesca Fornario, Il Manifesto, 11 agosto 2016

Il quadro legale complessivo di questi ultimi anni sembra voler costringere il diritto del lavoro in un ruolo sempre meno terzo e sempre più notarile, facendo venir meno la fondamentale funzione di bilanciamento dello squilibrio costitutivo del rapporto di forza fra imprenditore e dipendente che questa disciplina ha esercitato fin dal dopoguerra.
Daniela Padoan, Il Manifesto, 17 agosto 2016

Da scrittore mi considero in obbligo di fedeltà al vocabolario italiano.
Da cittadino mi considero in obbligo di fedeltà alla costituzione del mio paese.
Un operaio invece, secondo l’accusa apparterrebbe ad una categoria servile che non può permettersi satira,dissenso, sberleffo, critica, ironia, insomma una parola contraria a causa del contratto di lavoro.
Erri De Luca, Il Manifesto, 21 Agosto 2016

L’attacco portato allo statuto dei lavoratori è un attacco all’idea stessa di dignità del lavoratore nel lavoro e nella vita. E’ da qui che è necessario ripartire chiedendoci “se questo è un operaio……”
Moni Ovadia, Il Manifesto, 7 Settembre 2016

 

Venerdì 16 Settembre 2016 alle ore 9,00 presso l’antisala dei Baroni (Maschio Angioino) di Napoli si terrà il Convegno nazionale dal titolo “LicenziaNO le opinioni”.
il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris,
Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale,
Eleonora Forenza, Europarlamentare di L’Altra Europa con Tsipras, Gruppo GUE/NG
Sergio Puglia, Senatore Movimento 5 Stelle
Elena Coccia, vicesindaca della città metropolitana di Napoli
Danilo Risi, Presidente Giuristi Democratici di Napoli
Enrico Panini, Assessore al lavoro del Comune di Napoli
Amarilys Gutierrez Graffe, Console Generale venezuelana
Guido Viale, saggista
Daniela Padoan scrittrice
Moni Ovadia, attore teatrale, regista e scrittore
Francesca Fornario, giornalista satirica
Valeria Parrella, scrittrice
Annamaria Rivera, antropologa e docente universitaria
Lorenzo Marsili, dirigente “European Alternatives”, membro di DiEM25
Ascanio Celestini, attore teatrale, regista e scrittore
Giuseppe De Marzo, Coordinatore della campagna “Miseria Ladra” di Libera
Giuseppe Gambardella, parroco chiesa San Felice di Pomigliano
Pino Marziale, avvocato
Giovanni Russo Spena, dirigente nazionale PRC
Enrico Beniamino de Notaris, psichiatra
Mimmo Mignano, operaio Fiat licenziato
Alessandro Arienzo, Università Federico II
Andrea Vitale, docente e pubblicista
Franco Rossi, docente e pubblicista.

Il convegno è il risultato di un lungo periodo di mobilitazione che ha coinvolto intellettuali, artisti e giuristi i quali sull’onda della vicenda dei lavoratori della FCA di Pomigliano, licenziati per aver inscenato al di fuori del luogo e dell’orario di lavoro il suicidio di un Marchionne angustiato per i lavoratori che si sono tolti la vita dopo il licenziamento, hanno firmato e sostenuto un appello con il quale hanno lanciato l’allarme sul drammatico indebolimento dei diritti dei lavoratori italiani.

Nel testo dell’appello si legge:
“Nell’indifferenza del paese, in questi ultimi decenni, il diritto del lavoro italiano è radicalmente mutato. Si moltiplicano i casi di lavoratori licenziati per aver espresso pubblicamente opinioni critiche alle scelte delle proprie aziende, anche fuori dall’orario e dalle sedi di lavoro. Licenziamenti che sono confermati nei diversi gradi di giudizio con motivazioni riconducibili all’obbligo primario di fedeltà alla propria azienda.
Eppure l’articolo 2105 del codice civile dispone solo che il lavoratore non tratti affari in concorrenza con l’imprenditore, né divulghi notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o ne faccia un uso che possa recargli danno. Quest’articolo è invece fatto valere estensivamente, rubricando anche la semplice espressione di una critica come atto illegittimo. Questo principio, insieme a quello della continenza nell’esercizio della critica, sono sempre più spesso usati per limitare il dissenso e come strumento di deterrenza all’iniziativa sindacale.”

Il convegno sarà l’occasione per costruire una riflessione ed inaugurare un dibattito pubblico sulla libertà di opinione dei lavoratori italiani e di chiunque voglia esercitare il diritto di critica in Italia manifestando liberamente il proprio pensiero.

“Noi pensiamo che la sensibilità dimostrata da tanti intellettuali per i temi generali che il nostro caso pone, sia presente anche in molti settori della magistratura. Noi speriamo che la nostra causa di appello sia l’occasione per dimostrare che in Italia gli operai possono ancora esprimere liberamente critiche all’operato dei datori di lavoro. Che il Diritto di Opinione sia ancora valido. Noi pensiamo che la sensibilità dimostrata da tanti intellettuali per i temi generali che il nostro caso pone, sia presente anche in molti settori della magistratura. Noi speriamo che la nostra causa di appello sia l’occasione per dimostrare che in Italia gli operai possono ancora esprimere liberamente critiche all’operato dei datori di lavoro. Che il Diritto di Opinione sia ancora valido” – hanno dichiarato i 5 operai Fiat licenziati e in attesa del giudizio d’appello da parte della Corte di Appello di Napoli.

Al convegno seguirà nel pomeriggio, dalle ore 15,00 alle ore 18,00, un dibattito sui temi discussi al quale parteciperanno anche i 5 operai licenziati della Fiat.

per contatti – Andrea Vitale: ellugio@tin.it

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento