La vicenda degli operai Fiat licenziati

Il gruppo dei cinque licenziati ha una storia lunga all’interno della FIAT di Pomigliano.

Tutti provengono dallo SLAI COBAS di Granillo. Mignano è stato il delegato sindacale di fabbrica più votato all’epoca della sua elezione. Tutti sono sempre stati in prima fila negli scioperi e nella militanza sindacale.

Poco tempo prima dell’inizio del “piano Marchionne” (2008), il gruppo dei cinque licenziati insieme ad altri operai esce dallo SLAI e pone per la prima volta alla FIAT di Pomigliano, anche se in modo confuso ed embrionale, il problema di un’organizzazione degli operai che non sia più solo sindacale, ma politica.

Ad una conferenza di presentazione a piazza plebiscito così questi operai sintetizzarono il loro pensiero:

“Non è più tempo di battersi solo per una vite in meno da avvitare sulle linee, ma di battersi per prendere il potere in fabbrica e mandare Marchionne sulla linea di montaggio”.

Subito dopo, per una manifestazione in una concessionaria FIAT organizzata dalla Confederazione COBAS a cui Mignano partecipa, scatta il licenziamento.

Per Mignano è il secondo. Il primo era avvenuto qualche anno prima per una contestazione ai sindacati confederali in un’assemblea di fabbrica. I licenziati in quell’occasione furono otto.

Subito dopo il licenziamento del capo di “Potere operaio”, vengono confinati a Nola i 316. Tra i trasferiti vi sono tutti i militanti dei sindacati alternativi e tutto il gruppo di Mignano.

La lotta contro il trasferimento forzato è breve ma durissima.

Quelli che organizzano la lotta e la porteranno fino in fondo sono sempre Mignano e i suoi compagni. Dei 316 parteciperanno ai picchetti, che bloccheranno l’uscita e l’entrata delle merci per tre giorni prima di essere sgombrati con la forza dalla polizia, solo una ottantina di operai. La maggior parte non parteciperanno seguendo le indicazioni principalmente dello SLAI COBAS  e della FIOM che punteranno alla battaglia legale che dopo anni risulterà perdente anche in tribunale.

Il licenziamento dei cinque ( il terzo per Mignano) avviene per una manifestazione di protesta e di denuncia per le condizioni dei 316 di Nola da anni in cassa integrazione e senza prospettive. Una situazione di insicurezza e disagio che causerà il suicidio di tre operai e diversi altri tentativi di suicidio. Due degli operai che moriranno erano compagni di militanza al tempo dello SLAI dei cinque licenziati.

In questa occasione viene presentato un manichino che rappresenta l’amministratore delegato della FIAT che si suicida mediante impiccagione e con una lettera chiede perdono agli operai per i danni che ha loro causato la sua politica aziendale. E’ una tipica azione di questo gruppo di operai, dove l’azione eclatante sopperisce alla limitatezza del numero e assicura la “notizia” sui giornali.

E’ una manifestazione non violenta, come del resto tutte le iniziative del gruppo, ironica e plateale.

Per la FIAT è l’occasione per licenziarli.