LA LETTERA APERTA AI GIUDICI DELLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI

Il 26 settembre un gruppo nutrito e qualificato di intellettuali ha inviato una lettera aperta ai giudici della Corte di Appello di Napoli che dovevano emettere la sentenza sui cinque licenziamenti degli operai FCA di Nola. Ampi stralci della lettera sono stati pubblicati da Il Fatto Quotidiano del 27 settembre. Ne pubblichiamo ora, per completezza di informazione, per intero il testo e la lista dei firmatari, anche se dopo la pubblicazione della sentenza, per fortuna positiva.

26 settembre 2016

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me. Forse è in osservanza dell’epitaffio che Kant volle sulla sua tomba, che i cinque operai cassintegrati della Fiat di Pomigliano dormono da giorni in Piazza Municipio a Napoli, aspettando la sentenza della Corte d’appello che giudicherà del loro licenziamento? Forse è per questo che uno di loro da mesi dorme in macchina, non avendo più la possibilità di pagare l’affitto di una casa? Per affermare l’esistenza di una legge morale assoluta, libera da ogni condizionamento.
La stessa che li ha spinti, due anni fa, a gridare davanti ai cancelli della Fiat la precarietà e l’abbandono, il disperato senso di ingiustizia che aveva condotto al suicidio due loro compagni di lavoro, cassintegrati senza prospettiva di rientro, dimenticati dall’azienda, dai media e dal mondo anche nel momento della loro morte, resa vana, muta, priva di senso.
Quel grido è costato loro il lavoro, ovvero la possibilità di sopravvivenza e cittadinanza, ciò che la nostra Costituzione mette a base del suo primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
I giudici hanno il potere di giudicare, discernere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Hanno il potere di interpretare le leggi che sono fatte per gli uomini, ciascuno dei quali ha identico peso.
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, afferma l’articolo 21 della nostra Costituzione. Per questo siamo con i cinque cassintegrati licenziati di Pomigliano nell’attesa della sentenza, chiedendo che non venga meno la funzione di bilanciamento dello squilibrio costitutivo del rapporto di forza fra imprenditore e dipendente che è stato proprio del diritto del lavoro fin dal dopoguerra. Perché se un operaio deve aver paura di esprimere la propria opinione critica nei confronti del datore di lavoro, o di fare un picchetto davanti a una fabbrica, tutti noi saremo più servi.

Daniela Padoan, scrittrice
Guido Viale, economista
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
Stefano Rodotà, giurista, ex vicepresidente della Camera dei Deputati
Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista
Paolo Maddalena, magistrato, ex vicepresidente emerito della Corte costituzionale
Erri De Luca, scrittore
Moni Ovadia, attore e regista
Ascanio Celestini, attore e regista
Valeria Parrella, scrittrice
Francesca Fornario, giornalista
Alex Zanotelli, missionario comboniano
Marco Travaglio, giornalista
Giovanni Palombarini, magistrato
Alessandra Ballerini, avvocato
Marco Revelli, sociologo
Annamaria Rivera, antropologa
Emilio Molinari, politico, ex parlamentare europeo
Franco Calamida, politico, ex deputato
Giuseppe De Marzo, attivista e scrittore
Virginio Colmegna, sacerdote, fondatore della Casa della Carità di Milano
Vittorio Agnoletto, medico, ex parlamentare europeo
Mario Agostinelli, politico, ex segretario generale della CGIL
Maria Pace Ottieri, scrittrice

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